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Bioedilizia



Lo stato attuale e i materiali naturali

L’edificio colonico oggetto dell’intervento di recupero era già stato sottoposto, come nella stragrande maggioranza dei vecchi edifici rurali delle nostre campagne, a più rimaneggiamenti distribuiti nell’arco di almeno un secolo.
L’edificio originario, costituito da muratura portante in pietra arenaria locale e mattoni di cotto, legati con sabbione e malta di calce è stato prima ampliato sul lato ovest (fine ottocento) utilizzando i medesimi materiali e tecniche costruttive, poi sopraelevato nel corpo di fabbrica originario (anni ’50) con mattoni di cotto trafilati legati con malta cementizia e con la formazione di un nuovo solaio in laterocemento.
Con lo stesso intervento è stato realizzato o presumibilmente ristrutturato(vista l’eterogenietà dei materiali utilizzati) il forno esterno posto all’angolo nord-ovest.
Pertanto il manufatto presentava ai piani terra e primo elementi costruttivi completamente naturali compresi i solai di piano costituiti tradizionalmente da travi principali in legno di essenza forte (quercia, olmo) e da impalcato formato da travicelli in legno e pianellato di cotto.

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Gli obbiettivi del recupero
            

L’obbiettivo primario del recupero è stato quello di mantenere le strutture originarie nei limiti del possibile con nuovi interventi rivolti a soddisfare le esigenze funzionali dell’agriturismo.
Pertanto particolare cura è stata prestata al recupero degli elementi costruttivi rurali tradizionali anche dove, per esigenze funzionali, sono state necessariamente ricostruite ex-novo parti di fabbricato.
"Recuperare" significa principalmente "riutilizzare" applicando però tutti gli accorgimenti per ottenere spazi abitativi sani e nel rispetto delle normative vigenti, pertanto i locali al piano terra sono tutti dotati di cavedi areati sia sotto ai pavimenti che alle pareti controterra. 

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L’impostazione progettuale

La progettazione è stata indirizzata principalmente alla rifunzionalizzazione dell’edificio per ottenere miniappartamenti, camere singole, zona per accoglienza e relativi servizi igienici necessari all’attività agrituristica.
Attraverso lo studio distributivo delle singole unità alloggio, diretto ad ottenere la massima indipendenza e "privacy" nel rispetto degli elementi architettonici preesistenti, sono state ottenute nove unità abitative in totale assenza dell’ "effetto condominio" sia per l’aspetto formale esteriore della costruzione che è rimasto pressoché invariato, sia per la dislocazione interna delle medesime unità.
Altra caratteristica peculiare della progettazione è stata la creazione di spazi individuali esterni e coperti per il pranzo o soggiorno di cui sono dotati gran parte dei minialloggi allo scopo di poter maggiormente godere del paesaggio circostante dominato dai Monti Sibillini.
Uno degli alloggi è stato realizzato per disabili con il completo abbattimento delle barriere architettoniche esterne ed interne.

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Il recupero delle strutture esistenti
            

Gli elementi strutturali verticali ed orizzontali esistenti sono stati oggetto di risanamento conservativo e, dove necessario, per particolari problemi di dissesto o di modifica funzionale, sono stati sottoposti a smontaggio e ricostruzione attraverso la sostituzione degli elementi fatiscenti e l’utilizzazione di tecniche e materiali tradizionali e quindi tipici della bioedilizia. 

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La ricostruzione delle parti non originarie

Quando si recupera un edificio rurale cambiandone completamente l’uso e soprattutto quando questo è stato concepito e costruito per soddisfare usi e necessità che ormai appartengono al passato, è pura utopia applicare il restauro integrale a meno che non si voglia realizzare un museo della tradizione contadina.
Basilare è comunque l’individuazione di tutti gli elementi architettonici indispensabili per conservare le caratteristiche peculiari e tipiche del manufatto originario, a prescindere dalle esigenze funzionali che devono essere subordinate a quelle formali.
Nel nostro caso, la parte di costruzione più recente dell’edificio (la sopraelevazione degli anni ’50) è stata ristrutturata con una leggera ulteriore sopraelevazione al fine di ricavare nel sottotetto, un tempo utilizzato come granaio, unità abitative. 
La scala di accesso ai piani superiori, pur rimanendo in parte nella posizione originaria, è stata completamente ricostruita svincolandola però dall’interno dell’edificio per ottenere un percorso esterno (ma coperto da porticati) che permette l’accesso alle unita’ abitative articolato e piacevole esaltando la percezione del luogo esterno ed interno attraverso interessanti scorci visivi. 

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I materiali della bioedilizia

Particolare attenzione è stata posta nella scelta dei materiali: per le opere murarie è stata utilizzata malta a base di calce sia per il consolidamento che per le finiture dei paramenti murari esistenti e elementi in cotto nuovo o recuperato (a seconda delle necessità estetiche) soprattutto per le parti ricostruite.
Il legno è stato utilizzato per la ricostruzione degli elementi strutturali dei solai, degli architravi, dei porticati ed è stato tutto trattato con impregnanti completamente naturali.
Gli infissi esterni ed interni sono stati realizzati in legno massiccio evitando l’uso di materiali contenenti collanti chimici come multistrati, truciolari e simili.
Per l’isolamento termico della copertura e delle murature è stato utilizzato sughero in pannelli mentre gli intonaci interni ed esterni e le relative pitture sono completamente a base di calce naturale per garantire la massima traspirabilità e salubrità dell’edificio.
Il solaio di copertura, interamente in legno, è stato realizzato con sistema di ventilazione naturale (tetto ventilato) per il comfort estivo delle unità abitative del sottotetto, evitando così l’utilizzo dei poco salutari e non ecologicamente sostenibili condizionatori d’aria.
In ultima analisi tutti i materiali utilizzati appartengono alla bioedilizia tranne le tubazioni di scarico e quei pochi elementi strutturali realizzati in cemento armato (soletta delle scale, cordoli del tetto, formazione dei cavedi) prescritti dalle norme sulle costruzioni in zona sismica.

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Il risultato finale     

Non ci sarebbe il bisogno di ammettere che il manufatto ottenuto dall’intervento di ristrutturazione è ben diverso, soprattutto funzionalmente, dalla vecchia casa colonica da cui si è partiti ma possiamo contemporaneamente sostenere che il risultato ottenuto dalla costante attenzione nel recupero estetico-tipologico fa si che la costruzione rimanga perfettamente integrata nel contesto circostante e che ogni suo particolare esterno ed interno proietti il fruitore nella storia, nel paesaggio e nella tradizione della nostra terra.
                                                                                                                                                                                                (arch. Alberto Cespi)

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